Fausto Coppi, l'airone chiude le ali il 2 gennaio 1960

Fausto Coppi, l'airone chiude le ali il 2 gennaio 1960

 

L'ultimo saluto, forse quello che piu' di tutti resta ancora impresso nella memoria, lo scrisse Orio Vergani sulle pagine della Gazzetta dello Sport:
Il grande airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l'immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali a sfiorare valli e monti, spiaggie e nevai? Fortissimo e fragile al tempo stesso, qualche volta la stanchezza e la sfortuna lo abbattevano e lo facevano crollare a terra, sul ciglio di una strada o sull'erba del prato di un velodromo: la sua figura sembrava spezzarsi in una strana geometria; come quella di un pantografo, e una volta di più suscitava l'immagine di un airone ferito...

Nel dicembre del '59 Fausto Coppi, Raphaël Géminiani, Jacques Anquetil ed altri corridori vengono invitati ad un criterium ad Ouagadougou, allora nell' Alto Volta ed ora capitale del Burkina-Faso.

Questa riunione era stata organizzata nell'ambito delle celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza della giovane nazione africana ed era seguita da un safari organizzato per i corridori. 
E' nel corso di questo safari che, a causa di una puntura di zanzara, Fausto Coppi contrae il male che lo stronchera' dopo poco tempo.
Tornato a casa Fausto Coppi inizia a sentirsi sempre piu' debole e febbricitante finchè il 27 dicembre le sue condizioni si aggravano e lo costringono a letto, ma i medici che lo visitano diagnosticano solo una forte forma influenzale. 
Ma il primo gennaio la situazione appare cosi' grave da indurre i medici a ricoverare Coppi all'ospedale di Tortona, pur senza modificare la loro diagnosi (si arrivera' al massimo a parlare di una forte bronchite ).

Nel frattempo, in Francia, anche Géminiani era stato colpito dalla stessa malattia, ma i medici francesi riuscivano a diagnosticare in tempo la malaria e curavano con successo il campione francese. Il fratello di Géminiani telefonava immediatamente in Italia per avvisare il medico curante di Fausto ma, incredibile, si sentiva rispondere bruscamente di non preoccuparsi di come veniva curato Coppi!
Naturalmente, Raphaël Géminiani riuscirà a salvarsi.
Il 2 Gennaio, alle 8.45 del mattino, dopo una notte di agonia, Fausto Coppi spirava, stroncato dalla malaria che i medici non avevano diagnosticato. L'atleta piu' ammirato del suo tempo e forse anche il piu' maltrattato ricevette due giorni dopo, a Castellania, l'ultimo addio dai tifosi, dagli amici e dagli ex nemici: quasi cinquantamila persone parteciparono al funerale di Fausto Coppi.

Il Campionissimo del ciclismo, vinse 110 corse di cui 53 per distacco. Il suo arrivo solitario sui grandi traguardi era annunciato con una frase, coniata da Mario Ferretti in una famosa radiocronaca dell'epoca: "Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome Fausto Coppi!"

Il grande ciclista si aggiudicò due volte il Tour de France nel 1949 e nel 1952 e cinque volte il Giro d'Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) ed entrò nella storia per essere uno dei pochi ciclisti al mondo ad aver vinto Giro e Tour nello stesso anno (tra cui ricordiamo anche Marco Pantani, 1998).

Al suo attivo vi furono tre volte la Milano-Sanremo (1946, 1948, 1949), cinque Giri di Lombardia (1946-1949, 1954), due Gran premi delle Nazioni (1946, 1947), una Parigi-Roubaix (1950) e una Freccia vallone (1950).

Ed a proposito di Milano-Sanremo, a me piace ricordarne un’altra frase, meno famosa ma forse ancora piu’ evocativa. L' occasione è la Milano-Sanremo del 1946 e Nicolò Carosio è il radiocronista. Fausto Coppi arriva al traguardo con 14 minuti di vantaggio sul secondo ed il commento di Carosio alla radio è: "Primo Fausto Coppi … e in attesa degli altri concorrenti trasmettiamo musica da ballo" 

COMMENTA

  1. paolo p. 05/01/2017

    come Fausto Coppi non ci sarà mai nessuno. Penso che Eddy Merckx che ritengo essere il più grande ciclista dell'era moderna, che ha scritto pagine epiche di ciclismo, debba inchinarsi alla maestà di Fausto Coppi perchè ha gareggiato e vinto in un'epoca estremamente difficile, dal punto di vista storico e anche di arretratezza e mancanza di materiale tecnico. Grande Fausto!

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