Giro d' Italia numero cento e la maglia rosa

Giro d' Italia numero cento e la maglia rosa

1909 nasce il Giro d'Italia, 1931 nasce la Maglia Rosa

L'atto di nascita ufficioso del Giro d'Italia è un telegramma datato 5 agosto 1908: il destinatario era Eugenio Camillo Costamagna, direttore della Gazzetta dello Sport, a cui si chiedeva di rientrare velocemente dalle vacanze, mentre il firmatario era Tullio Morgagni, giornalista ed amministratore dello stesso giornale. La notizia-bomba era l'invenzione da parte del Corriere della Sera di una gara a tappe in bicicletta tra i migliori ciclisti del momento, imitando il Tour dei Francesi e collegandola allo stesso tempo al Giro d'Italia automobilistico, che lo stesso giornale aveva fatto disputare nel 1901. La tragedia insita nella notizia era che già la Gazzetta aveva pensato ad un giro ciclistico cui affiancare come giornalista fisso Cougnet ed ora rischiavano di farsela soffiare. Il ciclismo era uno sport già molto seguito: le prime gare si svolgevano in Europa fin dal 1869 tra Francia, Inghilterra e la stessa Italia, dove le prime biciclette fecero la loro comparsa nel 1881, all'Esposizione di Milano.
Alla fine, la spuntò la Gazzetta ed il Corriere accettò tutto sommato di buon grado la sconfitta, partecipando sia al premio in lire finali sia pubblicando giornalmente i risultati delle varie tappe. Il primo giro venne organizzato in fretta ma bene: si rinunciò a due puntate all'estero per motivi politici (Nizza e Trieste), correndo tre gare a settimana per diciotto giorni, fra il 13 ed il 30 maggio, perché all'epoca la Gazzetta era trisettimanale. Erano presenti tutti i migliori corridori, dallo squadrone della Bianchi con Giovanni Gerbi e Giovanni Rossignoli, alla neonata squadra Atala, con Luigi Ganna ed Eberardo Pavesi, i milanesi Carlo Galetti ed Ernesto Azzini, e poi Giovanni Cuniolo ed Ezio Corlaita, il francese Petit Breton (vero nome Lucien Mazan). Il regolamento derivava direttamente da quello del Tour francese, con una classifica a punti a seconda dell'ordine di arrivo delle varie tappe e la possibilità di sostituire solo alcuni elementi della bicicletta, come ruote, pedali e manubri, tenendo conto che le macchine di appoggio non potevano seguire così da vicino i loro corridori, che dovevano quindi rassegnarsi ad "arrangiarsi". 
Il primo via venne dato il 13 maggio 1909 alle 3 e qualche minuto del mattino in quella che allora non era certo una zona centrale di Milano, piazza Loreto. Fu una gara incredibile: al primo via ci fu una caduta collettiva da cui uscì molto malandata la bicicletta di Gerbi, uno dei favoriti. Convinto a continuare, cambiò la bicicletta ripartendo con tre ore di ritardo e facendo una gara solitaria, giusto per partecipare perché ormai era impensabile la vittoria. Altrettanto malandato, questa volta in prima persona, era Petit-Breton che si rovinò una spalla contro una ringhiera: anche lui fu convinto a ripartire. A vincere la tappa a Bologna fu il romano Dario Beni: Gerbi arrivò con quattro ore e mezza di ritardo seducendo comunque il pubblico con una bella volata finale. I due giorni di sospensione fra una gara e l'altra consentivano specie ai corridori isolati di risistemare la propria bicicletta e di ricevere le cure dal medico di gara: Petit-Breton aveva riportato la frattura della spalla e dovette ritirarsi dal Giro. L'ultima tappa del primo Giro d'Italia partì il 30 maggio 1909. Ganna era in vantaggio ma fu costretto a fermarsi per una foratura: la fortuna lo favorì nuovamente facendo trovare ai primi un passaggio a livello chiuso che ridusse il distacco, colmato solamente alle porte di Milano, presso Musocco. L'arrivo, posto al centro dell'Arena civica, fu tagliato per primo dal diciottenne romano Beni, mentre Ganna seguiva terzo: il Giro d'Italia era il suo, con soli 25 punti, mentre Rossignoli, suo grande avversario, ne aveva ben 15 in più. Alla fine dei conti, però, se fosse stata stilata una classifica dei tempi sarebbe stato quest'ultimo a vincere con ben 37' di distacco dal primo. Ad arrivare furono un totale di 49 corridori, che avevano percorso 2408 chilometri.

Nelle prime cinque edizioni del Giro d’Italia la classifica generale era a punti, mentre dall'edizione 1914 è calcolata in base ai tempi sul traguardo.Inizialmente nessun simbolo contraddistingueva il corridore al comando della classifica. Questo fino al 1931, quando il patron della corsa Armando Cougnet introdusse una maglia di colore rosa (lo stesso colore de La Gazzetta dello Sport, giornale che da sempre organizza la corsa) per dare modo agli spettatori di distinguere, tra tutti i corridori, il leader della classifica generale.

Il primo corridore a indossare la maglia rosa fu il ciclista mantovano Learco Guerra, soprannominato "la locomotiva umana" e campione del mondo nel 1931, mentre il primo a concludere in rosa il Giro fu Francesco Camusso.

Ancora oggi si usa una maglia rosa per la classifica generale mentre, nel corso degli anni, sono state introdotte maglie di diverso colore per i vincitori di altre particolari classifiche. Presso il Museo del Ghisallo, in cima all'omonima ascesa, è presente la più grande collezione di Maglie Rosa al mondo. Grazie al progetto 'Giro for Ghisallo' infatti sono state recuperate più di 50 Maglie Rosa originali, dagli anni '30 ad oggi

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